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Paragrafo  5  .  Dalla  fine  dell'occupazione  delle  fabbriche  alle

dimissioni di Giolitti.

     
Risolto  il grave problema dell'occupazione delle fabbriche,  Giolitti
var  alcune riforme volte a realizzare una maggiore giustizia fiscale
(la  nominativit dei titoli azionari perch potessero essere soggetti
a tassazione, una forte imposta

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sui  profitti di guerra, l'appesantimento delle tasse di successione),
e  favorire  un  allentamento della tensione  sociale.  Il  riformismo
giolittiano  per  non  ottenne l'effetto voluto,  perch  il  partito
socialista rimase contrario a qualsiasi ipotesi di collaborazione  con
la  classe dirigente liberale, mentre quello popolare era condizionato
dalla  potente  componente conservatrice e  dal  Vaticano,  che  erano
contrari  alle riforme in quanto colpivano i loro interessi economici;
ad  esse,  per gli stessi motivi, era ostile anche la ricca borghesia,
che, per di pi, vi vedeva un'ulteriore prova di cedimento da parte di
Giolitti  nei confronti dei lavoratori, dopo il mancato impiego  della
forza nella repressione dell'occupazione delle fabbriche.
     I  contrasti sociali erano particolarmente accentuati nella valle
padana, dove socialisti e cattolici avevano la maggioranza in numerosi
comuni;   qui  le  leghe,  attraverso  dure  lotte,  avevano  ottenuto
vantaggiosi  contratti per i braccianti ed esercitavano  il  controllo
del  mercato  del  lavoro con metodi autoritari,  che  suscitavano  lo
scontento  non  solo  degli  agrari  ma  anche  di  mezzadri,  piccoli
affittuari e coltivatori diretti. Fu qui che la reazione degli agrari,
desiderosi  di  arginare  il  movimento  contadino  e  recuperare   le
posizioni   perdute,  trov  l'efficace  sostegno   dello   squadrismo
fascista;  fu  qui, in sostanza, che il terrorismo delle camicie  nere
cominci  ad  essere  usato  sistematicamente  per  la  soluzione  dei
conflitti sociali.
     Il  primo episodio significativo si verific il 21 novembre  1920
a  Bologna,  quando  la  folla, riunita per  celebrare  l'insediamento
dell'amministrazione  comunale socialista, fu violentemente  aggredita
dai  fascisti.  Da  quel momento lo squadrismo dilag  in  Emilia,  in
Toscana, nel Veneto, in Puglia e quindi, con varia intensit, in tutta
la penisola.
     A   peggiorare  la  situazione  intervenne  la  crisi  economica.
Quest'ultima,  infatti,  manifestatasi in  modo  sempre  pi  acuto  a
partire  dalla fine del 1920, provoc il tracollo di aziende  di  ogni
settore  e di tutte le dimensioni, tanto che il numero dei disoccupati
quadruplic  in  pochi  mesi.  Il fallimento  delle  grandi  industrie
inoltre caus il dissesto delle banche finanziatrici, con gravi  danni
per  piccoli  e  medi risparmiatori. La disoccupazione  nell'industria
determin un afflusso di manodopera nelle campagne, che aggrav la gi
accesa  conflittualit  tra  proprietari terrieri  e  braccianti.  Nel
frattempo,  come  abbiamo visto (15-20 gennaio 1921),  gli  insanabili
contrasti interni al partito socialista avevano portato alla scissione
ed  alla  formazione  del  partito  comunista  d'Italia,  causando  un
ulteriore indebolimento delle forze di sinistra.
     Mentre  il  terrorismo  fascista si estendeva  rapidamente  dalle
campagne  alle citt, scatenando una vera e propria guerriglia  civile
che,  solo  tra  il primo gennaio e il sette aprile  del  1921,  aveva
provocato 102 morti e 388 feriti, il governo Giolitti appariva  sempre
pi  debole. La sua politica finanziaria incontrava la decisa ostilit
delle  destre e dei popolari; l'opposizione pregiudiziale del  partito
socialista  era  rafforzata  dalla tolleranza  del  governo  verso  lo
squadrismo e dall'abolizione del prezzo politico del pane,  decisa  da
Giolitti   per   sanare  la  preoccupante  situazione  finanziaria   e
recuperare il consenso delle forze conservatrici.
     Non  riuscendo  ad  estendere n a destra n a sinistra  la  base
parlamentare  del suo governo, Giolitti tent allora  la  carta  delle
elezioni anticipate. Egli mirava a ridimensionare il peso politico dei
socialisti  e  dei popolari e, a tale scopo, impost  contro  di  essi
tutta la sua campagna elettorale e allo stesso tempo
     
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     propose  ai  fascisti  di  formare  liste  insieme  ai  liberali.
Mussolini  accett  ed i fascisti entrarono cos  a  far  parte  delle
cosiddette liste del "blocco nazionale".
     Le  elezioni si svolsero il 15 maggio 1921: i socialisti calarono
da  156  a 123 seggi, i comunisti ne ottennero 15, i popolari salirono
da  101 a 108, ad altre liste non fasciste andarono 19 seggi mentre il
"blocco  nazionale" ebbe 265 deputati, compresi 35 fascisti,  tra  cui
Mussolini,  e  10  nazionalisti. La manovra giolittiana  era  fallita,
perch il ridimensionamento dei socialisti era inferiore al previsto e
in  parte  compensato  dai seggi ottenuti dai  comunisti,  i  popolari
seppure  di  poco  erano cresciuti e la maggioranza  su  cui  Giolitti
poteva  contare era numericamente stentata e poco compatta, tanto  che
egli  si dimise subito dopo il voto di fiducia, alla fine del mese  di
giugno.  Il  4  luglio 1921 si form un nuovo governo, presieduto  dal
socialista riformista Ivanoe Bonomi.
